Affinity, un nome che, per chi bazzica nel mondo del design, suona quasi come una vecchia canzone che torna in radio dopo anni. Era una suite creativa partorita da Serif Europe, poi finita nelle mani di Canva (sì, proprio loro, quelli che hanno trasformato il “fai da te grafico” in un’arte popolare).
Tre strumenti, tre colonne portanti: Affinity Photo, Designer e Publisher. Tutto lì dentro, in un unico pacchetto che ti faceva sentire un piccolo demiurgo dell’immagine: ritocchi foto, impagini riviste, disegni loghi senza cambiare ambiente. Una comodità quasi viziosa. Ma le cose cambiano.
Da ottobre 2025, Affinity smette di essere “una suite”. Diventa qualcos’altro: un unico programma che racchiude tutto, come se avessero fuso i tre fratelli in un’unica creatura più grande, più fluida, più. . . viva.
E sai la parte più folle? Ora è gratis. Sì, Canva ha deciso di spalancare le porte: niente abbonamenti, niente licenze da rinnovare con l’ansia del promemoria. Un software premium regalato al mondo. Ti basta un computer Windows o un Mac (o persino un iPad se ami disegnare col dito o con la penna digitale) e puoi scaricare Photo, Designer e Publisher senza spendere un centesimo.
L’interfaccia nuova è pulita ma non fredda; si vede la mano di Canva. Ti lascia scegliere lo spazio di lavoro a seconda di ciò che devi fare: foto? layout? illustrazione? Ogni ambiente ha il suo respiro. I menu sono familiari, niente labirinti da manuale tecnico; gli strumenti si allineano su una barra verticale a sinistra, mentre a destra compaiono le impostazioni appena tocchi qualcosa. Tutto logico, ma con quel tocco visivo che ti fa venir voglia di restarci dentro ore intere.
E non è solo bella da vedere: è potente. Affinity nuova versione gioca nella stessa lega della suite Adobe (e non lo dico per esagerare) perché apre pure i file PSD di Photoshop senza batter ciglio. Insomma: non è più solo un’alternativa economica. È una dichiarazione d’indipendenza per chi crea immagini e non vuole sentirsi prigioniero dei soliti nomi sacri del software creativo.
Perché dovrei scaricare Affinity di Canva?
È arrivato nell’ottobre del 2025. Affinity by Canva. Un terremoto nel regno di Adobe, diciamolo pure: Photoshop, Illustrator, InDesign… tutti improvvisamente con un nuovo vicino di casa un po’ troppo brillante per stare zitto.
Dentro ci trovi tre mondi separati ma intrecciati come fili di uno stesso telaio: Designer per i vettori, Photo per i raster, Publisher per l’impaginazione. Tutti fusi in un’unica interfaccia che sembra dire “basta con le barriere”. Peccato solo che i vecchi nomi siano spariti dal logo, come amici che non vengono più invitati alle feste.
E poi c’è lei, la solita tentazione tecnologica: Canva AI. La conoscono già gli utenti della piattaforma madre, quella magia che ti cancella lo sfondo in un clic, ti inventa oggetti dentro una foto o addirittura ti genera un’immagine dal nulla (quasi). Certo, per usarla fino in fondo serve l’abbonamento; niente è davvero gratis, lo sappiamo. Ma non finisce qui: puoi anche esportare il tuo file direttamente su Canva e scatenarti con tutte le sue funzioni più specifiche. In alto, sulla finestra del programma, c’è il menù degli ambienti di lavoro.
Un piccolo quartier generale da cui puoi cambiare scena a seconda dell’umore o del progetto: Vector, Pixel, Layout (per l’impaginazione) e Canva AI. Ogni volta che cambi ambiente, cambiano anche gli strumenti a disposizione, come se il tavolo da lavoro si trasformasse davanti ai tuoi occhi. Ma aspetta. Non è tutto.
Se sei uno di quelli che odiano saltare da un ambiente all’altro ogni cinque minuti (e chi non lo è?), Affinity ti lascia creare il tuo spazio personale. Lo chiami come vuoi, “Caos Creativo”, “Studio Notturno”, “Zona Zen”, e ci metti dentro qualsiasi strumento ti serva, senza badare alla provenienza. Basta cliccare sui tre puntini in fondo al menù, dare un nome al nuovo spazio e trascinare gli strumenti nella barra laterale come fossero pennelli su una tavolozza viva. E la ciliegina? È gratis.
Sì, gratuito come l’aria del mattino dopo una notte insonne davanti allo schermo. Con questa libertà di personalizzazione e zero costi d’ingresso, Affinity by Canva non è solo un software: è una dichiarazione d’amore alla creatività disordinata di chi disegna, impagina o ritocca fino all’alba.
Affinity di Canva è gratuito?
Sì, puoi usarlo gratis. Ma non è il solito “gratis” che ti lascia a metà: avrai tra le mani tutti gli strumenti di design e di modifica, come un laboratorio aperto giorno e notte, dove puoi smontare e ricostruire ogni dettaglio finché non ti convince.
Le uniche cose che restano dietro la porta a pagamento sono le funzioni con l’intelligenza artificiale (quelle sì, vogliono l’abbonamento, come un club esclusivo che ti chiede la tessera all’ingresso). Ah, e una piccola formalità: anche se non spendi un centesimo, dovrai comunque creare un account. Niente di drammatico, solo il solito rito d’iniziazione digitale.
Con quali sistemi operativi è compatibile Affinity by Canva?
Affinity by Canva gira su Windows e macOS. Facile. Basta cliccare sui nostri link, sì, quelli che portano dritti al sito ufficiale, e il gioco è fatto. Le vecchie app per iPad? Ancora vive, per ora. Affinity Photo, Designer e Publisher resistono come tre fratelli testardi che non vogliono andare in pensione: si scaricano gratis, senza drammi, ma con un limite bello grosso. Aprono solo i vecchi file Affinity, niente di nuovo di zecca.
Il team di sviluppo, dicono, sta cucinando un’unica app Affinity per iPad: una fusione totale, una specie di super-app. Ma la data d’uscita? Mistero fitto, neanche un indizio lasciato cadere per sbaglio. Se vuoi provarle comunque, quelle tre app separate, i link sono lì sopra, pronti a portarti dritto alle loro pagine dedicate.
Quali sono le alternative ad Affinity di Canva?
Adobe. Basta il nome, e già si capisce tutto. Un impero, praticamente. Con l’abbonamento a Creative Cloud ti spalanca le porte del suo arsenale: Photoshop, Illustrator, InDesign, Premiere Pro… e poi Firefly, la creatura AI che sforna immagini come se fosse un sogno lucido di un grafico insonne. Tutto è possibile lì dentro, impaginare, ritoccare, inventare dal nulla, ma serve il portafoglio pronto. Non è beneficenza, insomma.
Certo, qualche spiraglio gratuito c’è: Photoshop Express, Acrobat Reader, Express (sì, si chiama proprio così) e persino Firefly in versione ridotta. Ti basta un account Creative Cloud (che almeno quello non costa nulla) e sei dentro. Poi c’è Photopea.
Più piccolo, più umile, ma con un’anima libera. È nato per ritoccare foto, ma con Vectorpea ha messo il naso anche nel design. Non scarichi niente: funziona tutto online, nel browser, come una magia che non pesa sul disco rigido. Il bello? Gira su qualunque sistema operativo. Il brutto? Ti becchi qualche pubblicità ai lati dell’interfaccia. Ma puoi fare tutto: aprire file PSD, PDF e persino RAW. Un piccolo coltellino svizzero digitale. E infine PixLR.
Il rivale diretto di Photopea, sempre gratuito e sempre online, ma con un bonus: le app mobili per Android e iOS. Dentro ci trovi di tutto: l’editor avanzato (Pixlr Editor), quello potenziato dall’intelligenza artificiale (Pixlr Express), lo strumento per modelli e animazioni (Pixlr Designer), la gomma magica per sfondi (Remove Bg) e persino un editor di massa (Batch Editor). Ti basta scegliere quale usare e via. Anche qui la versione free ti bombarda di annunci; se vuoi tutta la potenza AI che PixLR ha messo in campo… beh, tocca abbonarsi.