Gatekeeper è un roguelite sparatutto che non perde tempo in chiacchiere. Tutto scorre veloce, quasi frenetico. Ti premia se rischi, se corri, se muori e ricominci come se nulla fosse. È un gioco che ti guarda e dice: “Vediamo quanto resisti. ” L’idea di base sembra semplice, quasi ingenua: scegli un personaggio, ti butti in una galassia ostile e provi a sopravvivere a ondate di nemici sempre più cattivi, sempre più strani, ognuno con potenziamenti diversi che trasformano ogni partita in una storia a sé. Ma dietro quella semplicità c’è una fame di libertà: personaggi sbloccabili, abilità che si intrecciano, sistemi che si aprono come porte segrete su possibilità nuove. La trama? Un pretesto, quasi un sussurro. Si parla di rubare il Cuore del Tempo e inseguire Caos e i suoi eserciti d’élite. Ma il vero cuore del gioco pulsa altrove: nei mondi divisi per pianeti, ognuno con i propri mostri, missioni e boss che sembrano usciti da un incubo colorato. Quando raggiungi certi obiettivi, arrivano le Sirene (creature maestose e spietate) che fungono da picchi di difficoltà e checkpoint insieme.
Si può giocare da soli o in cooperativa online, fino a quattro anime coraggiose. Le battaglie sono rapide, reattive; non basta sparare bene, serve muoversi con astuzia, capire dove stare e quando cambiare arma. Ogni upgrade è una scelta che pesa come una promessa o una condanna. Non è un gioco da lunghe sessioni contemplative. È roba da dieci, venti minuti di pura adrenalina, esperimenti continui dove ogni run è diversa dalla precedente. E quando finisci? Ti viene solo voglia di ricominciare.
Perché dovrei scaricare Gatekeeper?
Gatekeeper è per chi ama domare i meccanismi. Per chi si diverte a smontare e rimontare il gioco finché ogni sequenza del copione diventa una seconda pelle. Ogni partita parte dallo stesso punto, sì, ma poi tutto cambia: dipende da chi scegli di essere, dagli artefatti che ti capitano tra le mani e da come quegli elementi si intrecciano in un caos quasi poetico. Strano a dirsi, ma qui è premiata la follia: le combinazioni bizzarre, quelle che nessuno consiglierebbe, sono spesso le più geniali. Il multigiocatore? Una calamita.
Giocare insieme cambia tutto: il ritmo, le scelte, persino l’aria nella stanza quando le abilità e gli artefatti iniziano a incastrarsi tra i giocatori come ingranaggi di un orologio impazzito. Non sembra mai che quattro persone facciano la stessa cosa; è più una danza disordinata dove ogni costruzione ha un ruolo preciso nel risultato finale. La crescita del gioco è lenta, ma non snervante. Sblocchi nuovi personaggi, poteri e sistemi con una cadenza che ti fa restare curioso senza sommergerti di menu o statistiche da commercialista. La difficoltà sale piano, quasi con garbo; non è solo sfortuna quando fallisci, spesso è una scelta che ti si ritorce contro, e in fondo è giusto così. E poi c’è la leggerezza tecnica: gira anche su macchine modeste.
Niente servizi live, niente reset periodici o trappole di monetizzazione mascherate da “pass stagionale”. Gli aggiornamenti servono a limare, ampliare, mai a stravolgere tutto da capo. Per chi cerca un roguelite indipendente che non perda tempo e non ti svuoti il portafoglio con furbizie digitali, Gatekeeper è una piccola rivelazione: solido, sincero e abbastanza libero da respirare nel suo angolo senza soffocare nella massa.
Gatekeeper è gratuito?
No, Gatekeeper non è uno di quei giochi “free to play”. Costa. Punto. È su Steam, lo compri una volta sola e basta: nessun abbonamento che ti succhia l’anima mese dopo mese, nessuna barriera invisibile che ti costringe a spendere ancora per andare avanti. Certo, ci sono pacchetti extra, bundle carini e un “supporter pack” per chi vuole sentirsi mecenate digitale, ma il gioco base, quello vero, lo vivi tutto senza tirar fuori un centesimo in più. Una volta pagato, è come aprire una porta e trovare tutto già lì: armi, sistemi, meccaniche. Nessun lucchetto nascosto dietro microtransazioni. Solo tu, il gioco e quella sensazione un po’ rara di aver comprato qualcosa di intero.
Con quali sistemi operativi è compatibile Gatekeeper?
Solo Windows. Sì, hai letto bene: solo Windows. Il gioco Gatekeeper gira lì, e basta. Serve almeno Windows 7 per farlo partire, ma (e qui arriva la beffa) il client di Steam pretende Windows 10 o superiore per funzionare come si deve. Niente macOS, niente Linux nativo: il pinguino e la mela restano a guardare dalla finestra. I requisiti? Roba leggera, quasi tenera: un processore tipo Intel Core i3, 4 GB di RAM e una vecchia scheda grafica come la GTX 750 possono già farlo respirare.
Ma se vuoi che corra senza ansimare, meglio salire un po’: i5, 8 GB di RAM e una GTX 1060. Lo spazio su disco? Due gigabyte scarsi, un soffio. C’è di buono che il gioco ama i controller; si integra con le chicche di Steam (Cloud, achievement e compagnia bella) e può pure girare su Steam Deck grazie al solito strato di compatibilità. Però attenzione: nessuna versione Linux nativa, nessun supporto ufficiale per la Deck. E per le console? Silenzio totale. Nessun annuncio, nessuna promessa. Solo PC, punto.
Quali sono le alternative a Gatekeeper?
“Out of Time” è strano. Sì, proprio così: strano nel modo giusto. È come se qualcuno avesse preso la formula del roguelite, l’avesse messa sul tavolo e poi avesse cominciato a piegarla, torcerla, strapazzarla finché non diventava qualcosa di nuovo, un ibrido tra azione pura e meccaniche temporali che si divertono a cambiare le carte in tavola mentre giochi. Non ti limita al solito potenziamento delle armi: ti lascia giocare con il tempo stesso, riavvolgere, fermare, distorcere gli eventi come un piccolo dio impaziente. Così ogni scelta diventa più mentale che istintiva, più scacchiera che sparatutto. Non è pensato per chi ama la cooperativa sfrenata di “Gatekeeper”, ma chi cerca roguelike dove il ritmo del combattimento cambia a ogni battito d’orologio, e dove il tempismo vale più della forza bruta, troverà qui pane per i suoi denti. Un respiro d’aria fresca per chi è stufo dei soliti cloni.
Poi c’è “SWORN”. Un nome che suona come un giuramento antico. È un roguelike cooperativo, ma non quello caotico dove ognuno fa per sé: qui conta la sintonia, la complicità tra i membri del gruppo. Ambientazione cupa, fantasy annerito dal fumo dei dungeon classici ma raccontato con una storia moderna, quasi malinconica. I personaggi non sono solo statistiche: sono ruoli da interpretare, ingranaggi di una macchina che funziona solo se tutti girano insieme. È più lento di “Gatekeeper”, sì, più ponderato; però ha un’anima più densa, un’atmosfera che ti rimane addosso come polvere sulle mani dopo aver scavato troppo a fondo. Chi preferisce la cooperazione ragionata al caos delle build improvvisate finisce quasi sempre per sceglierlo. È il titolo di chi vuole scaricare qualcosa che parli di squadra, non di ego.
E infine “Shape of Dreams”. Nome poetico, gioco nervoso. Qui l’azione prende il sopravvento: combattimenti fluidi, ambienti che cambiano tono come sogni che si sciolgono all’alba. Tutto ruota attorno al movimento: spinta, ritmo, concatenazioni di abilità in stile arcade, più che alla progressione lenta o ai sistemi di crescita complessi. Condivide con “Gatekeeper” la varietà e la rigiocabilità, ma è figlio dell’adrenalina pura: partite brevi, intense, visivamente ipnotiche. Chi ama correre da solo, senza compagni né pause, lo adorerà. Per chi vuole scaricare un roguelite rapido e visivo fino all’eccesso… beh, questo è quello giusto.