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Bitchat

Bitchat

Da Jack Dorsey

3,9 Play Store (4.626 voti)
4,7 App Store (520 voti)
24/10/26
Licenza gratuita

BitChat è la nuova app di messaggistica creata da Jack Dorsey, pensata per garantire privacy assoluta e comunicazioni decentralizzate. Funziona anche senza Internet, sfruttando Bluetooth e connessioni dirette tra dispositivi. Gratuita, sicura e ribelle.

Nessuna minaccia alla sicurezza rilevata. Controllato oggi tramite Google Safe Browsing

Informazioni su Bitchat

 Bitchat. Un nome che suona quasi come una provocazione, no?  È l’ultima creatura di Jack Dorsey, sì, proprio lui, il tipo che ha messo in piedi Twitter e poi Bluesky, e promette di rivoluzionare il modo in cui ci scriviamo. Un’app di messaggistica istantanea pensata con un’ossessione: la privacy. Tutto è cifrato, blindato, sigillato come un diario con il lucchetto; e la cosa più strana (o geniale) è che non serve né numero di telefono né email per entrare. 
Libertà pura. O quasi.  Perché Bitchat nasce anche per sfidare i muri digitali: aggira censure, filtri, restrizioni di piattaforme troppo zelanti. E funziona persino nei “punti morti”, quei luoghi dove il segnale muore e il telefono diventa un soprammobile costoso. In quei casi, si arrangia: crea chat basate sulla posizione e fa rimbalzare i messaggi da un dispositivo all’altro, come una staffetta invisibile tra sconosciuti.  
Sotto la carrozzeria (roba da smanettoni veri) c’è il Noise Protocol Framework (precisamente il modello XX), che permette a due utenti di stabilire una connessione cifrata e autenticata da entrambi i lati. E non si ferma lì: usa Curve25519 per le chiavi, ChaCha20-Poly1305 per la crittografia dei dati e SHA-256 per garantire che nessuno tocchi nulla senza lasciare tracce.  In sintesi? Un piccolo mostro tecnologico con l’anima del ribelle e la paranoia del segreto ben custodito.

Perché dovrei scaricare BitChat?

 Bitchat è una specie di creatura ribelle del mondo delle chat. Niente server, niente padroni: solo dispositivi che si parlano tra loro, faccia a faccia, come vecchi amici che si scambiano segreti al bar. Funziona in modo decentralizzato, peer-to-peer, e usa il Bluetooth per far viaggiare i messaggi. Sì, hai capito bene: non serve nemmeno Internet.  Un salto nel passato? Forse. Ma anche un piccolo miracolo tecnologico. Ogni telefono diventa un nodo della rete, un minuscolo ponte che aiuta gli altri a comunicare. I messaggi scorrono da un dispositivo all’altro, senza passare da server o nuvole digitali sospette. Tutto resta sul tuo telefono, punto. Se lo perdi. . . addio chiacchiere. Crudele, ma coerente. 
C’è di più: puoi creare stanze protette da password, comprimere i messaggi per risparmiare batteria e lasciare che l’app scelga da sola il canale migliore, Bluetooth o Internet, a seconda di cosa trova disponibile. Un po’ come un camaleonte digitale che si adatta all’ambiente.  E sì, ci sono anche le conferme di consegna, le spunte di lettura e i tentativi automatici di reinvio quando la connessione fa i capricci. Non male per un sistema che vive praticamente d’aria e onde radio.  Per difendere la privacy da occhi troppo curiosi, ogni pacchetto dati viene “imbottito” fino a una dimensione fissa, così nessuno può capire quanto stai davvero inviando. E per evitare che i messaggi si moltiplichino come conigli nella rete mesh, Bitchat usa dei Bloom filter (roba tecnica, ma geniale).  Al momento sfrutta il Bluetooth LE, con una portata tra i 10 e i 30 metri; non tantissimo, ma sufficiente per creare una piccola rete locale di chiacchieroni digitali. Presto arriverà anche il Wi‑Fi Direct: più veloce, più ampio (fino a 200 metri) e decisamente più potente. Con il sistema multi-hop (messaggi che saltano da un telefono all’altro) si può arrivare persino a 300 metri, se ci sono abbastanza utenti nei paraggi.  Supporta sia messaggi privati sia broadcast; gestisce automaticamente frammentazione e ricomposizione dei testi lunghi, così da aggirare i limiti del Bluetooth senza far impazzire l’utente. 
L’interfaccia? Essenziale, quasi spartana. Ma chi se ne importa: per chattare basta conoscere il nome utente dell’altro e via. Per ora solo testo puro; niente foto o audio ancora, ma gli sviluppatori promettono aggiornamenti futuri con nuovi tipi di contenuti quando il protocollo “BitchatMessage” sarà ampliato.  Sul fronte sicurezza non scherza: protezione contro replay attack, limiti di velocità per evitare attacchi DoS e rigenerazione periodica delle chiavi di sessione per tenere tutto fresco e sicuro. Ah, e c’è pure una modalità “Panico”: un tocco e puff, sparisce tutto dal telefono come se non fosse mai esistito nulla.  Un’app piccola ma testarda. Quasi anarchica. E forse proprio per questo. . . irresistibile.

Bitchat è gratuito?

 Sì, Bitchat è gratis. Totalmente. E non è uno di quei “gratis ma poi ti chiedono l’anima”, no, qui non c’è trucco né abbonamento nascosto: puoi usarlo, chiacchierare, smanettare quanto vuoi senza tirare fuori un centesimo. Una rarità, lo so.

Con quali sistemi operativi è compatibile Bitchat?

 Bitchat, o come la chiamano i più smanettoni, Bitchat Mesh. Solo su iPhone? No, ma partiamo da lì: la trovi sull’App Store, serve almeno iOS 16. 0, quindi se hai un vecchio telefono… beh, aggiornati.  Poi c’è l’altra sponda: Android. 
Lì gira come APK, da Android 8. 0 in su; niente di impossibile, ma tocca installarla a mano, con un pizzico di coraggio digitale.  E la cosa buffa? Chi ha la mela e chi ha il robottino possono chiacchierare insieme, senza muri né barriere, come se la tecnologia, per una volta, avesse deciso di fare pace.

Quali sono le alternative a Bitchat?

 Signal è una specie di rifugio digitale per chi non sopporta l’idea che qualcuno ficchi il naso nei propri messaggi. Gratis, pulita, senza pubblicità. Ti permette di scrivere, chiamare, fare videochiamate e scambiare file come se nulla fosse, ma tutto passa dentro un tunnel cifrato da cima a fondo: nessuno può sbirciare. È opera della Signal Foundation, gente che ha deciso di non raccogliere neppure una briciola dei tuoi dati. Funziona ovunque: Android, iPhone, computer. E la chicca? Puoi usare un nome utente invece del numero di telefono; così, se vuoi sparire dal radar, basta un clic e il tuo numero diventa invisibile. Magia discreta.
Poi c’è Olvid. Un nome poco noto ma con un’anima quasi anarchica: niente server centrali, niente elenchi globali, nessun grande occhio che osserva le conversazioni dall’alto. Tutto si regge su una crittografia avanzata che riconosce gli utenti senza chiedere numeri o dati personali. È nata in Francia (sì, proprio lì dove la privacy è quasi una questione d’onore) e gira su iOS e Android. La usano enti pubblici e aziende delicate, ma anche chiunque voglia dormire tranquillo sapendo che nessuno intercetta nulla. Dentro le chat puoi creare sondaggi al volo, invitare amici con un QR o un link, persino regolare la velocità dei messaggi vocali (per chi non sopporta i lunghi monologhi).
E poi arriva Threema, la svizzera del gruppo: precisa, silenziosa e blindata come un caveau alpino. Tutto (messaggi, chiamate, file, sondaggi) è cifrato da un capo all’altro. Non serve numero né email: l’anonimato resta intatto come neve fresca. I dati vivono solo sul tuo dispositivo e i server elvetici rispettano standard rigidissimi di protezione. Offre chat di gruppo e liste di distribuzione, condivisione di qualsiasi file, client desktop e web, modifica o cancellazione dei messaggi per tutti, sondaggi personalizzati, reazioni con emoji, chat protette da PIN o impronta digitale, sincronizzazione contatti facoltativa e persino testo formattato. Un arsenale completo per chi vuole comunicare senza lasciare impronte digitali (nel senso più letterale possibile).

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Licenza gratuita

Specifiche

Play Store
3,9 (4.626 voti)
App Store
4,7 (520 voti)
Ultimo aggiornamento 24 ottobre 2026
Licenza Licenza gratuita
Autore Jack Dorsey
Categoria Comunicazione
Sistema operativo Android, Android, iOS iPhone / iPad

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