Bitchat. Un nome che suona quasi come una provocazione, no? È l’ultima creatura di Jack Dorsey, sì, proprio lui, il tipo che ha messo in piedi Twitter e poi Bluesky, e promette di rivoluzionare il modo in cui ci scriviamo. Un’app di messaggistica istantanea pensata con un’ossessione: la privacy. Tutto è cifrato, blindato, sigillato come un diario con il lucchetto; e la cosa più strana (o geniale) è che non serve né numero di telefono né email per entrare.
Libertà pura. O quasi. Perché Bitchat nasce anche per sfidare i muri digitali: aggira censure, filtri, restrizioni di piattaforme troppo zelanti. E funziona persino nei “punti morti”, quei luoghi dove il segnale muore e il telefono diventa un soprammobile costoso. In quei casi, si arrangia: crea chat basate sulla posizione e fa rimbalzare i messaggi da un dispositivo all’altro, come una staffetta invisibile tra sconosciuti.
Sotto la carrozzeria (roba da smanettoni veri) c’è il Noise Protocol Framework (precisamente il modello XX), che permette a due utenti di stabilire una connessione cifrata e autenticata da entrambi i lati. E non si ferma lì: usa Curve25519 per le chiavi, ChaCha20-Poly1305 per la crittografia dei dati e SHA-256 per garantire che nessuno tocchi nulla senza lasciare tracce. In sintesi? Un piccolo mostro tecnologico con l’anima del ribelle e la paranoia del segreto ben custodito.
Perché dovrei scaricare BitChat?
Bitchat è una specie di creatura ribelle del mondo delle chat. Niente server, niente padroni: solo dispositivi che si parlano tra loro, faccia a faccia, come vecchi amici che si scambiano segreti al bar. Funziona in modo decentralizzato, peer-to-peer, e usa il Bluetooth per far viaggiare i messaggi. Sì, hai capito bene: non serve nemmeno Internet. Un salto nel passato? Forse. Ma anche un piccolo miracolo tecnologico. Ogni telefono diventa un nodo della rete, un minuscolo ponte che aiuta gli altri a comunicare. I messaggi scorrono da un dispositivo all’altro, senza passare da server o nuvole digitali sospette. Tutto resta sul tuo telefono, punto. Se lo perdi. . . addio chiacchiere. Crudele, ma coerente.
C’è di più: puoi creare stanze protette da password, comprimere i messaggi per risparmiare batteria e lasciare che l’app scelga da sola il canale migliore, Bluetooth o Internet, a seconda di cosa trova disponibile. Un po’ come un camaleonte digitale che si adatta all’ambiente. E sì, ci sono anche le conferme di consegna, le spunte di lettura e i tentativi automatici di reinvio quando la connessione fa i capricci. Non male per un sistema che vive praticamente d’aria e onde radio. Per difendere la privacy da occhi troppo curiosi, ogni pacchetto dati viene “imbottito” fino a una dimensione fissa, così nessuno può capire quanto stai davvero inviando. E per evitare che i messaggi si moltiplichino come conigli nella rete mesh, Bitchat usa dei Bloom filter (roba tecnica, ma geniale). Al momento sfrutta il Bluetooth LE, con una portata tra i 10 e i 30 metri; non tantissimo, ma sufficiente per creare una piccola rete locale di chiacchieroni digitali. Presto arriverà anche il Wi‑Fi Direct: più veloce, più ampio (fino a 200 metri) e decisamente più potente. Con il sistema multi-hop (messaggi che saltano da un telefono all’altro) si può arrivare persino a 300 metri, se ci sono abbastanza utenti nei paraggi. Supporta sia messaggi privati sia broadcast; gestisce automaticamente frammentazione e ricomposizione dei testi lunghi, così da aggirare i limiti del Bluetooth senza far impazzire l’utente.
L’interfaccia? Essenziale, quasi spartana. Ma chi se ne importa: per chattare basta conoscere il nome utente dell’altro e via. Per ora solo testo puro; niente foto o audio ancora, ma gli sviluppatori promettono aggiornamenti futuri con nuovi tipi di contenuti quando il protocollo “BitchatMessage” sarà ampliato. Sul fronte sicurezza non scherza: protezione contro replay attack, limiti di velocità per evitare attacchi DoS e rigenerazione periodica delle chiavi di sessione per tenere tutto fresco e sicuro. Ah, e c’è pure una modalità “Panico”: un tocco e puff, sparisce tutto dal telefono come se non fosse mai esistito nulla. Un’app piccola ma testarda. Quasi anarchica. E forse proprio per questo. . . irresistibile.
Bitchat è gratuito?
Sì, Bitchat è gratis. Totalmente. E non è uno di quei “gratis ma poi ti chiedono l’anima”, no, qui non c’è trucco né abbonamento nascosto: puoi usarlo, chiacchierare, smanettare quanto vuoi senza tirare fuori un centesimo. Una rarità, lo so.
Con quali sistemi operativi è compatibile Bitchat?
Bitchat, o come la chiamano i più smanettoni, Bitchat Mesh. Solo su iPhone? No, ma partiamo da lì: la trovi sull’App Store, serve almeno iOS 16. 0, quindi se hai un vecchio telefono… beh, aggiornati. Poi c’è l’altra sponda: Android.
Lì gira come APK, da Android 8. 0 in su; niente di impossibile, ma tocca installarla a mano, con un pizzico di coraggio digitale. E la cosa buffa? Chi ha la mela e chi ha il robottino possono chiacchierare insieme, senza muri né barriere, come se la tecnologia, per una volta, avesse deciso di fare pace.
Quali sono le alternative a Bitchat?
Signal è una specie di rifugio digitale per chi non sopporta l’idea che qualcuno ficchi il naso nei propri messaggi. Gratis, pulita, senza pubblicità. Ti permette di scrivere, chiamare, fare videochiamate e scambiare file come se nulla fosse, ma tutto passa dentro un tunnel cifrato da cima a fondo: nessuno può sbirciare. È opera della Signal Foundation, gente che ha deciso di non raccogliere neppure una briciola dei tuoi dati. Funziona ovunque: Android, iPhone, computer. E la chicca? Puoi usare un nome utente invece del numero di telefono; così, se vuoi sparire dal radar, basta un clic e il tuo numero diventa invisibile. Magia discreta.
Poi c’è Olvid. Un nome poco noto ma con un’anima quasi anarchica: niente server centrali, niente elenchi globali, nessun grande occhio che osserva le conversazioni dall’alto. Tutto si regge su una crittografia avanzata che riconosce gli utenti senza chiedere numeri o dati personali. È nata in Francia (sì, proprio lì dove la privacy è quasi una questione d’onore) e gira su iOS e Android. La usano enti pubblici e aziende delicate, ma anche chiunque voglia dormire tranquillo sapendo che nessuno intercetta nulla. Dentro le chat puoi creare sondaggi al volo, invitare amici con un QR o un link, persino regolare la velocità dei messaggi vocali (per chi non sopporta i lunghi monologhi).
E poi arriva Threema, la svizzera del gruppo: precisa, silenziosa e blindata come un caveau alpino. Tutto (messaggi, chiamate, file, sondaggi) è cifrato da un capo all’altro. Non serve numero né email: l’anonimato resta intatto come neve fresca. I dati vivono solo sul tuo dispositivo e i server elvetici rispettano standard rigidissimi di protezione. Offre chat di gruppo e liste di distribuzione, condivisione di qualsiasi file, client desktop e web, modifica o cancellazione dei messaggi per tutti, sondaggi personalizzati, reazioni con emoji, chat protette da PIN o impronta digitale, sincronizzazione contatti facoltativa e persino testo formattato. Un arsenale completo per chi vuole comunicare senza lasciare impronte digitali (nel senso più letterale possibile).