Threema non è la solita app di messaggistica. È quasi un rifugio blindato per chi ha ancora voglia di tenersi un po’ di mistero. Nessun numero di telefono, nessuna mail: niente che ti inchiodi a un’identità precisa. Ti danno un codice, otto cifre generate a caso: il tuo piccolo passaporto segreto nel mondo digitale.
Tutto, ma proprio tutto, viene chiuso in cassaforte: messaggi, chiamate vocali o video, file, posizioni condivise e persino i sondaggi. Tutto cifrato da cima a fondo con la libreria NaCl/libsodium, roba seria, roba svizzera. E già che ci siamo: sì, Threema segue le leggi elvetiche sulla privacy come un orologio segue il tempo. Non accumula dati, non conserva metadati inutili; solo quel minimo indispensabile per far arrivare il tuo messaggio dall’altra parte senza inciampi.
Scarichi l’app e dormi tranquillo. Anche se qualcuno dovesse mettere le mani sulle chiavi di cifratura, le tue vecchie conversazioni restano intatte grazie a quella magia chiamata Perfect Forward Secrecy: un nome pomposo per dire “non ti preoccupare, sei coperto”.E poi c’è il lato sociale: chat di gruppo con centinaia di persone (se hai lo stomaco per reggerle), conferenze vocali limpide come acqua di montagna, sondaggi integrati per decidere se pizza o sushi, mille opzioni per personalizzare tutto e una qualità dei file che non si sbriciola mai.Insomma: discrezione svizzera, anima ribelle.
Perché dovrei scaricare Threema?
Threema è roba seria. Un rifugio digitale per chi non sopporta l’idea che i propri dati finiscano in pasto a chissà chi. Non usa identità centralizzate, raccoglie pochissimi metadati e, cosa che mi fa quasi sorridere per quanto è rara, non ti chiede né numero di telefono né indirizzo email. Ti scarichi l’app, la apri, e puff: ti viene assegnato un ID casuale, una specie di nome segreto che diventa il tuo biglietto d’ingresso nel mondo Threema. Per aggiungere contatti? Basta un QR code. Veloce, pulito, sicuro. E poi c’è la parte che fa brillare gli occhi ai paranoici (in senso buono): la crittografia end‑to‑end ovunque, messaggi, chiamate, chat di gruppo, file, perfino lo stato del profilo.
Tutto costruito sopra la libreria NaCl, che non è sale da cucina ma quasi: conserva e protegge. E non si fermano lì; anche i metadati vengono cifrati, così sui server non resta traccia di chi hai scritto, quando o quante volte. Appena il messaggio arriva a destinazione… puff di nuovo: cancellato dai server, niente log, niente backup. Eppure (e qui viene la parte sorprendente) non rinuncia alle comodità dei colossi commerciali. Puoi fare chiamate vocali e video in alta qualità, inviare file senza massacrarne la risoluzione, creare gruppi con centinaia di persone (un incubo organizzativo ma possibile), registrare note audio al volo, condividere la posizione o formattare le risposte con un tocco da nerd entusiasta. Ci sono pure le reazioni e i thread per chi ama tenere tutto ordinato. Open source fino al midollo: il codice è su GitHub, visibile a chiunque voglia curiosare o sottoporlo a revisione di sicurezza. Trasparenza vera, non quella da slogan pubblicitario. Ogni tanto qualche istituto indipendente lo passa ai raggi X per verificare che la promessa di privacy non sia solo fumo negli occhi.
Per usarlo come utente privato basta acquistare una licenza una tantum: niente abbonamenti eterni, mentre le aziende possono scegliere piani dedicati. Funziona praticamente ovunque: iOS, Android, Windows, macOS, Linux… e persino via browser se sei in fuga dal telefono. E poi ci sono le versioni “da lavoro”: Threema Work e OnPrem. Qui si entra nel territorio dei professionisti seri (distribuzioni gestite, rubriche interne, gestione di ruoli e utenti, API per automatizzare avvisi o notifiche private). Se vuoi puoi persino ospitare tutto sui tuoi server, togliere ogni marchio con il white label e avere supporto premium che risponde davvero. Perfetto per chi lavora in sanità, pubblica amministrazione o logistica: settori dove la riservatezza non è un vezzo ma una necessità vitale.
Threema è gratuito?
Threema non è gratis. Ma costa poco, davvero poco. Paghi una volta sola e basta: niente pubblicità invadenti, nessuno che fruga nei tuoi dati per farci soldi o statistiche. È un piccolo lusso, quello di non essere il prodotto. Certo, il prezzo cambia un po’ a seconda del dispositivo o del negozio digitale da cui lo prendi, ma non parliamo di cifre da capogiro, anzi: roba che ti scordi dopo un caffè e mezzo.
Poi c’è il mondo parallelo delle aziende: lì Threema si veste da professionista e propone piani in abbonamento, con costi che ballano in base alle funzioni che scegli. E per gli smanettoni, quelli che vogliono integrare tutto nei propri sistemi, esiste anche una versione “a consumo”, chiamata Threema Gateway: paghi solo quando la usi, come un taxi notturno sotto la pioggia.
Con quali sistemi operativi è compatibile Threema?
Puoi scaricare Threema solo su dispositivi mobili. Serve uno smartphone, o un tablet, con Android almeno dalla versione 5. 0 in su oppure con iOS 15 o superiore. E poi c’è la chicca: un client desktop, ancora in fase beta, che puoi installare su macOS, Windows o Linux (sì, anche sul vecchio portatile che pensavi ormai inutile, se vuoi provarci). Ma non finisce lì. Esiste pure una versione web, e per farla funzionare non serve un dottorato in informatica: basta aprire il sito, puntare la fotocamera del telefono sul QR code e… tac! sei dentro, collegato come per magia.
Quali sono le alternative a Threema?
C’è un’altra creatura open‑source che gira nell’ombra: Session, Private Messenger. Silenziosa. Senza curiosità invadenti. Per registrarti non ti chiede nulla di personale, neanche un briciolo di identità, e si appoggia a una rete decentralizzata che fa da ponte invisibile tra mittente e destinatario, come un passaparola segreto tra sconosciuti che si fidano solo del codice. Tutto ciò che scrivi o invii viene avvolto in crittografia, blindato fino all’ultimo byte; peccato solo che non ci siano ancora chiamate vocali o video (quella parte è in attesa, come una stanza chiusa a chiave). Ah, e sì: la scarichi gratis, ovunque ti giri (Android, iOS, Windows, macOS, Linux).
Poi c’è Signal, il veterano delle chat sicure. Lo conoscono tutti, o quasi. Open source anche lui, ma con un piglio più “sociale”: messaggi cifrati, file di ogni tipo, chiamate voce e video, gruppi che nascono e spariscono come bolle di sapone grazie ai messaggi autodistruttivi. È semplice da usare, l’interfaccia familiare come una vecchia app di cui ti fidi; però (c’è sempre un però) serve il numero di telefono per entrare nel club. Niente soldi in gioco: è gratuito e gira su tutto, dai telefoni (iOS e Android) ai computer (macOS, Windows, Linux).
E infine Olvid, il tipo serio della compagnia. Un po’ misterioso, molto protettivo. Gestisce le identità come se fossero reliquie preziose e cifra tutto da capo a fondo con chiavi asimmetriche che riconoscono gli utenti senza bisogno di numeri o dati personali. Funziona su server decentralizzati: niente centro di comando, solo nodi sparsi come isole nel mare digitale. C’è una versione gratuita per uso personale (Android, iOS e pure desktop), ma se vuoi qualcosa per la tua azienda devi mettere mano al portafoglio: esistono piani a pagamento con strumenti pensati per chi vive di sicurezza e organizzazione.