Enshrouded. Un nome che già suona come un avvertimento. È un gioco d’azione e sopravvivenza a mondo aperto, ma non il solito: qui l’esplorazione, il costruire e il combattere si intrecciano dentro una terra smisurata, coperta da una nebbia malata che sembra voler divorare tutto. Creazione dei Keen Games, sì, ma con un’anima più oscura del previsto: perché dietro i soliti ingredienti, raccogliere risorse, costruire basi, crescere senza classi, si nasconde una minaccia costante, la famigerata Shroud, che contamina il mondo e le creature che lo abitano. Tu sei un Flameborn. Ti risvegli in un luogo che non riconosci, dove la nebbia ha già inghiottito intere zone. Nessuno ti dice cosa fare.
Cammini tra foreste che sussurrano, scali rovine che sembrano ricordare tempi migliori, scavi gallerie nelle montagne e costruisci un rifugio tutto tuo mentre cerchi di capire, con una certa inquietudine, cosa sia andato storto in questo posto dimenticato. Il gioco non ti spinge. Ti lascia respirare (o tossire nella nebbia), esplorare, creare, combattere al ritmo che decidi tu. Ma sopravvivere non significa solo mangiare o trovare un tetto sopra la testa. No. È affrontare ciò che si nasconde sotto quel velo tossico. Più ti addentri nella Shroud, più tutto si deforma: i colori, i suoni, persino la logica del mondo sembra piegarsi. È un’avventura dove ogni passo cambia qualcosa intorno a te, o dentro di te, forse. Non c’è mai sicurezza vera. Mai. E proprio quella tensione continua, mescolata alla libertà di costruire e plasmare il tuo piccolo universo nel caos, è ciò che rende Enshrouded così magnetico. Così vivo. Così pericolosamente bello.
Perché dovrei scaricare Enshrouded?
Enshrouded non ti prende per mano. Già questo, da solo, vale il biglietto. Niente copione, niente ruoli scolpiti nella pietra. Cresci come ti pare, a seconda di come ti muovi, di come colpisci, di come sopravvivi. Vuoi fare il furfante silenzioso con l’arco? Fallo. Preferisci evocare fiamme o spaccare crani? È affar tuo. Il gioco non ti costringe a scelte rigide né ti punisce se vuoi cambiare strada: il sistema di crescita è elastico, quasi indulgente, e ti invita a sperimentare senza paura di buttare tutto all’aria. E poi il combattimento: niente turni, niente automatismi. Tutto accade ora, davanti ai tuoi occhi.
Schivi, pari, lanci incantesimi, colpisci. Ogni zona ha i suoi mostri, alcuni patetici, altri ripugnanti e rabbiosi, e più ti addentri nella nebbia, più senti la tensione salire come un nodo allo stomaco. È lì che il mondo prende vita: quando ogni vittoria ti costa sudore e la senti dolce come una vendetta riuscita. Costruire? Ah sì, qui si fa sul serio. Non due mura e un falò tanto per dire: scavi fondamenta nelle scogliere, arredi interni con gusto maniacale, tiri su villaggi interi se ti gira così. Il sistema a voxel ti dà un controllo totale (alla Minecraft, ma con una cura quasi ossessiva per i dettagli realistici). Puoi creare un rifugio minuscolo e accogliente o una fortezza smisurata pronta alla guerra; la scelta è tua e solo tua. Raccogliere risorse non è una condanna ai lavori forzati. Il gioco ti spinge a esplorare invece che a macinare all’infinito: caverne umide, dungeon dimenticati, rovine che crollano sotto i tuoi passi.
E ogni spedizione ha un senso: scopri leggende, inciampi in guai improvvisi, ma non ti annoi mai davvero. Il Velo (lo Shroud) è un’altra bestia ancora. Non è solo un effetto visivo: corrompe il mondo, muta le creature. Entrarci è pericoloso, ma la ricompensa… oh sì, ne vale la pena: equipaggiamenti migliori, conoscenze perdute, materiali che brillano di potere antico. Ogni volta che osi spingerti oltre e poi torni indietro vivo, senti quella fierezza sottile di chi ha sfidato qualcosa più grande di sé e ne è uscito intero. E se vuoi compagnia? C’è anche quella. Puoi giocare da solo (certo) ma costruire una base con gli amici, respingere insieme le bestie corrotte o affrontare la nebbia in gruppo ha tutto un altro sapore. Ognuno porta qualcosa: risorse trovate per caso, idee folli per nuove strutture; su un server condiviso puoi lasciare il tuo marchio personale sul mondo stesso. E che dire del paesaggio? Non è un surrogato di sopravvivenza buttato lì tanto per fare scena.
Le montagne si stagliano imponenti contro il cielo mutevole; le caverne si contorcono come viscere vive; la luce cambia umore con il tempo e rende ogni luogo unico nel suo respiro. Giorno e notte si alternano in cicli che influenzano tutto (anche te e i tuoi nemici) come se il mondo avesse davvero un battito proprio. La storia non manca, solo che non te la serve su un piatto d’argento. È nascosta tra rovine sbriciolate, annotata in fogli dimenticati, sussurrata da tecnologie morte e imperi collassati da secoli. Più leggi, più pezzi trovi; ricomporli è lento ma affascinante (un puzzle che non ti dice dove guardare ma ti premia se resti curioso abbastanza da scavare ancora un po’). E poi c’è una cosa rara: rispetto per il tuo tempo. C’è progresso, sì, ma non l’infinita ruota del criceto. Il mondo è vasto e stratificato senza essere gonfio di riempitivi inutili; ogni viaggio ha un peso suo, piccolo o grande che sia. È questa la differenza tra Enshrouded e gli altri giochi che vogliono solo trattenerti a tutti i costi: qui puoi respirare al tuo ritmo, senza sentirti prigioniero del divertimento altrui.
Enshrouded è gratuito?
No, niente giochi gratis qui. Enshrouded si paga, punto. È un titolo curato, di quelli che non trovi buttati in giro, e lo prendi solo su Steam: nessun altro posto, nessuna scorciatoia. Una volta fatto l’acquisto (e sì, ti tocca aprire il portafoglio) hai tutto il pacchetto tra le mani, senza muri invisibili o contenuti chiusi dietro a qualche maledetto paywall che ti rovina la serata. Gli sviluppatori? Pare stiano già trafficando con espansioni e aggiornamenti futuri, ma il cuore del gioco resta pulito: niente monetizzazioni invadenti, niente trucchetti per spillarti altri soldi. Solo tu, il mondo di Enshrouded e quella sensazione un po’ rara di aver comprato qualcosa che vale davvero.
Con quali sistemi operativi è compatibile Enshrouded?
Enshrouded gira su PC. Solo Windows 10 o 11, rigorosamente a 64 bit. E qui viene il bello: il gioco non è ancora finito, è come un cantiere aperto dove puoi entrare con l’elmetto e dire la tua. Chi vuole può provarlo in accesso anticipato, dare una mano, sporcarsi un po’ le mani nello sviluppo futuro, roba per chi ama vedere le cose nascere, non solo usarle quando sono già perfette e impacchettate. Versioni per Mac o console? Niente di ufficiale, almeno per ora. Ma mai dire mai: se la comunità farà abbastanza rumore, se la domanda salirà come la febbre d’estate, chissà che non spuntino anche loro all’orizzonte.
Quali sono le alternative a Enshrouded?
Un’alternativa niente male? V Rising. Un gioco di sopravvivenza, sì, ma con i canini ben affilati: sei un vampiro che si costruisce il proprio castello, caccia sangue e combatte in un mondo gotico dove anche le ombre sembrano vive. Un miscuglio strano ma riuscito: sopravvivenza, botte e architettura fuse insieme come in Enshrouded, solo che qui il sole è il tuo peggior nemico e la sete non è mai solo metaforica. Ti senti potente, ma sempre a un passo dal bruciare. È un gioco di fame e dominio, senza mezze misure.
Poi c’è RuneScape: Dragonwilds. Altro pianeta. MMO puro, di quelli dove ti perdi per settimane tra battaglie colossali, saccheggi e crescita del personaggio. Niente casette da decorare o crafting rilassante: qui si macina, si suda, si scala l’albero delle abilità come forsennati. E se cerchi azione continua e una storia lunga quanto una saga nordica, Dragonwilds è la tua arena.
Infine, Albion Online. Libertà allo stato grezzo. Un sandbox dove raccogli, scambi, forgi e combatti in un’economia mossa dai giocatori stessi: un mercato vivo, pulsante, spietato. Più PvP e gilde che in Enshrouded, ma con quell’aria d’esplorazione e di sistemi creati dai giocatori che ti fanno sentire parte di qualcosa di più grande. Se ami i giochi dove ogni tua scelta lascia un’eco negli altri… beh, Albion ti parla all’anima.