Grounded è un gioco di sopravvivenza. Ma non ti scaraventa su un’isola tropicale o su un pianeta sconosciuto. No, niente di tutto questo. Ti mette in un giardino qualunque, quello dietro casa, e zac! ti ritrovi minuscolo, più piccolo di una formica. Un colpo di scena da manuale. L’erba diventa foresta. La terra, un deserto infinito. Una pozzanghera? Un lago intero, con onde e riflessi che sembrano minacciosi. E gli insetti. . . oh, gli insetti! Quelli che normalmente schiacci senza pensarci ora ti guardano dall’alto in basso, pronti a farti fuori in un battito d’ali. È la normalità ribaltata, l’ordinario che si gonfia fino a diventare epico. Puoi giocarci da solo. O con amici: fino a quattro anime sperdute nello stesso prato gigante. Da soli funziona, certo, ma in compagnia cambia tutto: costruite basi insieme, raccogliete materiali, ridete come matti quando uno scappa urlando da un ragno grande come una macchina.
E c’è questa cosa del Mondo Condiviso: se chi ha creato la partita non è online, pazienza; gli altri possono continuare e i progressi restano per tutti. Il mondo cresce anche quando il “capo” non c’è. Bello, no? I protagonisti sono ragazzini: Max, Willow, Pete e Hoops. Nessun soldato, nessun eroe da copertina. Solo quattro adolescenti rimpiccioliti in un universo che se ne frega della loro fragilità. Max fa battute per sdrammatizzare; Willow ha quella grinta un po’ tagliente; Pete pensa troppo; Hoops osserva tutto con occhi svegli. Ti fanno sorridere, ma proprio per questo senti il pericolo più vicino: perché sono solo ragazzi che cercano di non morire in un giardino diventato giungla. Alla fine dei conti Grounded è sopravvivenza pura: esplora, raccogli, costruisci, crea, combatti. Ma quel mondo minuscolo lo rende nuovo ogni volta; quel cortile domestico si trasforma in qualcosa di alieno, familiare e stranamente inquietante allo stesso tempo.
Perché dovrei scaricare Grounded?
Scaricalo, Grounded. Sul serio. Non è il solito gioco di sopravvivenza dove tagli alberi su un’isola o galleggi in mezzo all’oceano come un naufrago disperato. Qui succede qualcosa di strano, quasi poetico: prendi un giardino qualunque, quello dietro casa magari, e puff, cambia tutto. Le proporzioni si ribaltano. Un formicaio diventa una fortezza. Un granello di sabbia? Una montagna.
E quel piccolo insetto che ignoravi? Un mostro con zanne e cattive intenzioni. È come infilarsi dentro un vecchio film anni ’80, tipo “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”, ma con la libertà di costruire e sopravvivere a modo tuo. Ti senti minuscolo, ma anche un po’ dio del microcosmo. Se ami costruire, ti ci perdi dentro: non piazzi muri a caso, no, raccogli fili d’erba, funghi solidificati, steli di pianta; li impasti, li incastri, li trasformi in rifugi che sembrano castelli o tane da topo guerriero. E non è solo estetica (gli insetti non sono decorativi, girano, osservano, attaccano quando meno te lo aspetti). Quindi sì: costruire è difendersi. Poi c’è l’esplorazione.
Il giardino non è piatto come sembra da lontano: ci sono zone che cambiano umore e colore come se avessero un’anima propria (i prati iniziali dove impari a respirare, la siepe aggrovigliata che ti inghiotte, lo stagno coi pesci giganti che ti fanno sentire un briciolo d’ansia liquida, il sandbox che brucia come un deserto in miniatura, e la quercia… quella torreggia sopra tutto come un dio vegetale). Persino le pile di spazzatura diventano territori ostili pieni di risorse e pericoli mescolati insieme.
Combattere non è sparare a caso: niente pistole scintillanti qui. Ti arrangi con quello che trovi (mandibole d’insetto trasformate in asce, pezzi di guscio in armature improvvisate). Ogni scontro è una piccola lotta per la sopravvivenza; gli insetti non aspettano il tuo turno educatamente, sfondano porte e pareti se serve. Devi essere pronto o sei spacciato. E poi c’è la parte più bella: giocare con altri. Da solo è tensione pura; in compagnia diventa una piccola epopea condivisa fatta di risate, panico e costruzioni assurde che crollano nel momento meno opportuno. Con la modalità “Mondi Condivisi”, il tempo non si ferma mai: anche se uno sparisce offline, il mondo continua a respirare. Ecco perché vale la pena scaricarlo. È familiare quanto basta per sentirti subito a casa… ma così strambo da non lasciarti andare più via.
Grounded è gratuito?
No, Grounded non è gratis. A volte spunta dentro qualche abbonamento tipo Game Pass, un colpo di fortuna, diciamolo, ma di solito tocca aprire il portafoglio e comprarlo come si faceva una volta, senza sconti miracolosi né scorciatoie digitali.
Con quali sistemi operativi è compatibile Grounded?
Lo puoi giocare su Windows e Xbox. Facile. All’inizio era roba marchiata Microsoft, uscita solo lì, ma poi, sorpresa delle sorprese, è sbarcato pure su PlayStation e su Nintendo Switch (anche la nuova, sì, quella compatibile con la Switch 2). Va liscio.
Sul PC puoi smanettare con le impostazioni finché non ti senti un tecnico NASA; sulle console, invece, basta accenderle e via, parte subito senza troppe storie. E il bello? Il multiplayer non fa distinzioni: tutti insieme, ognuno col suo ferro diverso, senza guerre di hardware o drammi da “eh ma io ho un’altra piattaforma”. Un piccolo miracolo digitale, se ci pensi.
Quali sono le alternative a Grounded?
Ti piacciono i giochi di sopravvivenza? Allora preparati. Ce ne sono parecchi là fuori, ognuno con il suo strano universo. Non farai fatica a trovarne uno che ti calzi a pennello.
Subnautica, per esempio. Ti butta in mare aperto, ma non un mare qualunque: un oceano alieno, vivo, inquietante, bellissimo. Niente giardino dietro casa, qui si sopravvive tra coralli fluorescenti e mostri che ti osservano dal buio. Si raccoglie, si costruisce, si respira a fatica. Tutto è più lento, più denso, come se l’acqua stessa volesse trattenerti. Hai più strumenti rispetto a Grounded, certo: tecnologia avanzata, scanner, sottomarini minuscoli che scricchiolano sotto la pressione. Ma quando scendi solo con la tuta e un coltello? Eh… lì senti davvero il battito del cuore nelle orecchie.
Poi c’è Raft. Parti con niente. Solo quattro assi galleggianti e un gancio arrugginito in mezzo a un oceano infinito che non promette nulla di buono. All’inizio raccogli spazzatura galleggiante, plastica, legno, foglie, e piano piano costruisci la tua zattera. Ti tuffi per cercare risorse, combatti con squali affamati che sembrano avere un conto personale con te. È cooperativo come Grounded: se hai amici coraggiosi (o folli), potete sopravvivere insieme. Più allarghi la tua zattera, più lontano puoi spingerti; e magari trovi isole dove scoprire materiali nuovi o semplicemente respirare un attimo prima della prossima tempesta.
E poi… Stray. Non è proprio un gioco di sopravvivenza nel senso classico, ma condivide quella sensazione di essere minuscolo in un mondo smisurato. Qui sei un gatto randagio, sì, un gatto!, che vaga in una città abitata solo da robot malinconici e neon tremolanti. Niente crafting o costruzioni: solo esplorazione, curiosità felina e una storia che ti graffia piano dentro. Il mondo è enorme e pericoloso per chi non può combattere; quindi impari a muoverti silenzioso, a sgusciare via come un’ombra tra i vicoli metallici. E alla fine capisci che sopravvivere non è sempre questione di forza: a volte basta sapere quando correre e quando miagolare piano.