Hollow Knight: Silksong. Finalmente. Quel seguito che i fan aspettavano da anni, con la pazienza di chi guarda crescere una stalattite. Creato dai ragazzi di Team Cherry, sì, quelli che hanno trasformato un piccolo progetto indipendente in una leggenda sotterranea, il gioco riprende quella magia artigianale fatta di segreti nascosti dietro ogni muro, duelli che ti fanno sudare le mani e un’atmosfera malinconica ma stranamente luminosa, come una candela accesa in fondo a una caverna. Ma stavolta non sei più il Cavaliere muto del primo capitolo. No.
Indossi i panni di Hornet, la figura elegante e letale che nel gioco originale faceva capolino come un enigma con gli artigli. Ora è lei la protagonista assoluta: veloce come un pensiero, agile come un insetto in fuga, armata di quell’ago che danza più che colpire. Silksong resta un “Metroidvania”, certo, ma non uno qualunque.
È costruito come un labirinto vivo, dove ogni passo apre nuove strade e ogni abilità conquistata diventa una chiave per varcare porte prima invisibili. Ti muovi in un regno misterioso, sali, scendi, voli quasi; e quando finalmente riesci a tornare in un punto già visitato scopri che nulla è davvero uguale a prima. Il tono cambia: se il primo Hollow Knight era tutto ombre e sussurri sotterranei, qui la luce filtra dappertutto. Il mondo si apre verso l’alto, verticale, pieno d’aria e di movimento. Hornet non cammina: scatta, balza, fende l’aria con eleganza feroce. Il suo stile di combattimento è quasi una danza nervosa, niente a che vedere con i colpi pesanti e solenni del Cavaliere originale.
E la storia? Ah, quella rimane avvolta nel mistero come sempre. Ti ritrovi a scalare un nuovo regno, cercando risposte sul passato di Hornet e sul suo ruolo in questa terra tessuta di seta e canto (un titolo che non mente). Ogni dettaglio (le musiche sospese tra sogno e inquietudine, i paesaggi disegnati a mano con una cura maniacale) trasuda la stessa passione che ha reso il primo gioco un culto per chi ama perdersi nei mondi digitali. Silksong non è solo un seguito. È una metamorfosi: lo stesso universo visto da un’altra prospettiva, più viva, più acrobatica, più… personale. E sì, l’attesa è stata lunga. Ma se anche solo metà di questa promessa si avvera, ne sarà valsa ogni secondo.
Perché dovrei scaricare Hollow Knight: Silksong?
Hai amato il primo Hollow Knight? Allora la risposta è quasi scontata. Ma anche se sei nuovo da queste parti, Silksong ha quel qualcosa che pochissimi giochi riescono a catturare: un equilibrio fragile e meraviglioso tra sfida, bellezza e scoperta. Non è solo questione di combattere o saltare da una piattaforma all’altra: è un tuffo in un mondo vivo, pulsante, che ti chiama, quasi ti supplica, di ficcare il naso in ogni anfratto. Hornet. Solo lei vale il prezzo del biglietto.
Si muove come una danzatrice armata: scatti, capriole, fendenti rapidi come lampi. Tutto diventa più veloce, più nervoso, più elegante rispetto al primo capitolo. E i boss? Ah, quelli non scherzano: già erano tosti prima, ma qui l’adrenalina sale di livello grazie alla velocità di Hornet e alla varietà di mostri pronti a farti sudare le mani sul controller. Poi c’è il mondo. Enorme.
Un labirinto smisurato cucito da mani ossessive: passaggi segreti, scorciatoie che si aprono come rivelazioni, personaggi che sembrano usciti da un sogno febbrile e che aggiungono briciole di storia a un universo già denso di mistero. Esplorare non è solo divertente: è appagante in modo quasi fisico. Ogni angolo può nascondere un potere nuovo, una missione laterale o anche solo un dettaglio minuscolo che ti fa dire “ah, ecco!”. Se ami i giochi che rispettano la tua curiosità e ti fanno sentire furbo per aver collegato i puntini nascosti. . . beh, Silksong è la tua tana perfetta.
E poi: la presentazione. La musica di Christopher Larkin non accompagna soltanto: respira con te. Melodie malinconiche, quasi spettrali, che si intrecciano ai paesaggi come fili d’argento nel buio. L’arte visiva? Un incanto inquieto: dettagli minuziosi e fascino gotico che ti restano negli occhi anche dopo aver spento lo schermo. Tutto si fonde in un’esperienza che ti cattura piano piano e poi non ti lascia più andare. Che tu cerchi battaglie feroci o semplicemente voglia perderti nei suoi panorami smisurati, Silksong ti premia per ogni minuto speso dentro il suo respiro silenzioso.
Hollow Knight: Silksong è gratuito?
No, Silksong gratis non è. Punto. È un gioco “premium”, come il fratello maggiore: tocca comprarlo, non c’è scampo. E il prezzo? Dipende da dove lo giochi, da quella piattaforma che scegli con tanto amore o disperazione. Team Cherry, per fortuna, non è mai stata una banda di sciacalli: anche stavolta mantiene la linea, niente cifre fuori di testa, solo il giusto per un titolo indie che ha l’ambizione di un colosso ma il cuore di un artigiano. E se pensi a quanto offriva il primo Hollow Knight, ore e ore di labirinti, boss e poesia pixelata, capisci subito che Silksong non è un furto. È quasi un affare. Ma c’è di più.
Comprare questo gioco non è solo “pagare per divertirsi”. È mettere una moneta nel sogno di un piccolo team che ha passato anni a limare dettagli invisibili, a costruire mondi che respirano. Gli indie non hanno i megafoni delle grandi case: ogni copia venduta è ossigeno puro per chi crea con le mani e con la testa. Se ami i giochi che ti sfidano e ti accarezzano allo stesso tempo, quelli dove l’arte si mescola alla fatica, allora il prezzo di Silksong… beh, lo paghi quasi con piacere.
Con quali sistemi operativi è compatibile Hollow Knight: Silksong?
Niente gabbie. Davvero, niente. Team Cherry ha deciso che Silksong deve respirare ovunque: sui computer dei maniaci del mouse, sulle scrivanie impolverate dei nostalgici del Linux, e pure sui Mac scintillanti di chi ama sentirsi un po’ artista. È tutto lì, su Steam, pronto a farsi scaricare da chiunque abbia una tastiera che funzioni e un po’ di curiosità addosso.
Ma non finisce certo qui, oh no. Il piccolo regno di Hallownest si allarga anche alle console: Switch, la sua sorella maggiore Switch 2, le PlayStation (4 e 5, perché la famiglia è grande) e le Xbox in ogni loro incarnazione moderna. Una comitiva intera di piattaforme, come se Hornet avesse deciso di fare il giro del mondo senza chiedere permesso a nessuno. Risultato? Un pubblico smisurato.
Chi gioca col mouse in punta di dita trova casa; chi si stende sul divano con il controller in mano pure; e chi preferisce l’avventura tascabile sulla Switch… be’, anche lui è servito. Il messaggio dei ragazzi di Team Cherry è quasi tenero nella sua semplicità: vogliamo che tutti possano infilarsi nel viaggio di Hornet. Nessuno escluso.
Quali sono le alternative a Hollow Knight: Silksong?
Silksong è un caso a parte. Un piccolo universo con le sue regole, il suo ritmo, la sua malinconia. Eppure, e qui viene il bello, non è solo. Ci sono altri giochi che respirano la stessa aria, che parlano alla stessa tribù di giocatori affamati di sfida e poesia digitale.
Prendi Dead Cells. Un vortice. Un roguelike d’azione che non ti lascia respirare: colpi rapidi come lampi, livelli che cambiano ogni volta come se il gioco stesso avesse voglia di sorprenderti. Rispetto alle mappe cesellate a mano di Silksong, Dead Cells punta tutto sulla rigiocabilità sfrenata; ma quel senso di scoperta, quella vertigine da orizzonte infinito, lo rendono irresistibile per chi ama l’azione pura e la precisione dei riflessi.
Poi c’è Little Nightmares II. Un’altra direzione, un altro battito cardiaco. Qui non si combatte per vincere: si sopravvive per capire. È un puzzle-platformer intriso di orrore sottile, dove la storia e l’atmosfera divorano la scena, lasciando le meccaniche di combattimento in secondo piano. Eppure (strano ma vero) regala lo stesso brivido di inquietudine e curiosità che fa impazzire i fan di Hollow Knight. E se parliamo di emozione pura?
Allora entra in scena Ori and the Will of the Wisps. Un quadro che si muove, un racconto che ti scava dentro mentre salti tra piattaforme disegnate con una grazia quasi dolorosa. È una fusione tra precisione e sentimento, un viaggio visivo che toglie il fiato. Ori vive di esplorazione e crescita interiore; e le sue musiche… beh, non hanno nulla da invidiare a quelle di Silksong. Infine, all’orizzonte spunta Nine Sols.
Non è ancora arrivato, ma già fa parlare di sé: un Metroidvania con combattimenti ispirati a Sekiro e un’estetica che sembra uscita da un sogno febbrile. Ha quell’atteggiamento spavaldo dei titoli che vogliono scuotere le abitudini; ed è proprio per questo che chi aspetta qualcosa di nuovo dopo Silksong farebbe bene a tenerlo d’occhio.