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GRIS

GRIS

Da DevolverDigital

4,8 Play Store (7.529 voti)
4,5 App Store (766 voti)
07/03/26
Licenza commerciale

GRIS è un viaggio visivo ed emotivo dove arte e videogioco si fondono. Tra acquerelli vivi, musica sospesa e meccaniche gentili, racconta senza parole la perdita e la rinascita, accogliendo ogni tipo di giocatore.

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Informazioni su GRIS

 GRIS è un piccolo miracolo visivo. Un indie platformer, sì, ma dire solo questo sarebbe come chiamare “pozzanghera” l’oceano.  Creato dai Nomada Studio e portato al mondo da Devolver Digital, il gioco scorre lateralmente come un sogno che non vuole finire; eppure, più che un videogioco, sembra una tela viva, un quadro che respira e ti guarda mentre lo attraversi. Acquerelli che si sciolgono, suoni che ti restano addosso, meccaniche semplici ma piene di grazia: tutto si intreccia in un’esperienza che vibra di emozione e silenzio. 
La protagonista è Gris, una ragazza smarrita dentro un universo fatto di malinconia dopo una perdita che l’ha spezzata. Niente dialoghi pesanti, nessuna voce narrante a spiegarti cosa provare: qui parlano i colori, i movimenti, la musica. Ogni livello restituisce una sfumatura nuova, letteralmente, e con essa un frammento del suo percorso attraverso il dolore, la mancanza, e quella lenta rinascita che arriva solo quando impari a respirare di nuovo. Ti accorgi delle emozioni senza bisogno di parole. È quasi inquietante quanto riesca a farsi sentire il silenzio.  
Sul piano del gioco? Semplice da capire, ma non banale. Ti muovi, risolvi enigmi leggeri, sblocchi abilità che aprono nuovi passaggi come se stessi imparando a camminare in un mondo appena nato. Nessuna punizione feroce, nessun “Game Over” a interrompere la poesia: niente nemici, niente morte nel senso classico. Solo scoperta. Solo immersione pura.  Ti lascia andare al ritmo che vuoi tu, lento o febbrile, finché non ti rendi conto che non stai più giocando: stai guarendo insieme a lei.

Perché dovrei scaricare GRIS?

 La prima ragione è lampante. È bello. Ma non un “bello” qualunque: quel tipo di bellezza che ti inchioda, ti fa mollare il controller solo per guardare, respirare il paesaggio digitale come fosse un quadro che pulsa. Ogni schermata sembra uscita da un pennello impazzito di poesia, e quando ci si mette pure la colonna sonora dei Berlinist, sospesa, malinconica, quasi liquida, succede qualcosa di strano: ti perdi dentro. Non è un gioco, è una specie di sogno che rimane addosso anche dopo i titoli di coda.  Poi c’è la questione dell’accessibilità. 
GRIS non ti chiede riflessi da ninja né lauree in videogiochi. È gentile, accogliente, come una porta socchiusa per chi di solito resta fuori dal mondo dei pad e dei livelli da superare. Che tu sia un veterano con calli digitali o uno che gioca solo la domenica pomeriggio, il gioco ti tende la mano. Gli enigmi fanno pensare ma non spaccano la testa; i salti sono giusti, mai punitivi. E questa semplicità elegante lo rende perfetto per chi ha sempre guardato i videogiochi da lontano con un misto di curiosità e timore. 
E poi, oh sì, c’è il lato emotivo. GRIS tocca corde che non sapevi nemmeno di avere: parla di perdita, di guarigione, ma senza parole, solo con colori che tornano piano piano nel mondo come se la vita stessa si riaccendesse a piccoli sorsi. È astratto, certo, ma dentro quell’astrazione ognuno trova un pezzo di sé. Molti lo chiamano catartico; io direi che è come piangere senza lacrime, ma sentendo tutto.  E non finisce lì. 
Anche dopo averlo completato in poche ore, ti viene voglia di tornarci. C’è sempre qualcosa nascosto: un dettaglio minuscolo, un frammento di luce, una nota musicale che prima non avevi notato. Ti ritrovi a rigiocarlo solo per respirare ancora quell’atmosfera sospesa. È uno di quei giochi che mostreresti agli amici, anche a quelli che “non giocano mai”, solo per dire: guarda cosa può essere un videogioco quando decide di diventare arte viva.

GRIS è gratuito?

 No, GRIS non è gratis. Costa.  È uno di quei giochi “premium”, come li chiamano adesso: lo compri e basta, niente trucchi, niente abbonamenti che ti si attaccano alle caviglie. Il prezzo cambia un po’ a seconda della piattaforma, su certe è quasi simbolico, su altre ti fa alzare un sopracciglio, ma in generale resta abbordabile, specie se lo paragoni ai colossi da milioni di dollari che ti vendono pure l’aria del menu principale. E credimi: per la qualità dell’esperienza che offre, la maggior parte dei giocatori lo considera un affare.  La parte bella? 
GRIS non ti chiede un centesimo in più dopo l’acquisto. Niente microtransazioni, niente negozi interni o DLC da scaricare per “finire davvero” il gioco. Lo compri e hai tutto, dall’inizio alla fine, come si faceva una volta. Una rarità, oggi, in quell’oceano di titoli pieni di contenuti extra e costi nascosti che spuntano come funghi dopo la pioggia. Con GRIS paghi una volta sola e ti porti a casa un’esperienza completa, levigata, autosufficiente.  E per chi gioca su mobile? 
C’è anche lì: iOS e Android, acquisto unico. Stop. Nessuna pubblicità che ti interrompe nel momento più poetico, nessun abbonamento mensile che ti svuota il portafoglio mentre dormi. Solo il gioco, puro e silenzioso come dovrebbe essere. E per quello che offre, un’esperienza quasi da console nel palmo della mano, è difficile non considerarlo un piccolo gioiello da avere sempre con sé.

Con quali sistemi operativi è compatibile GRIS?

 Una delle magie di GRIS? È ovunque. Letteralmente.  Puoi farlo girare su Windows o macOS, basta aprire Steam e via: due clic e sei dentro quel mondo sospeso, che sembra respirare da solo. E non finisce lì: il gioco si è infilato anche su Nintendo Switch, PlayStation 4, poi ha fatto il salto su PS5 e pure sulle Xbox, sia la One che la Series X/S. Un’invasione gentile, diciamo così. In pratica, qualunque tipo di giocatore tu sia, da divano o da scrivania, hai un modo per perderti in quella poesia interattiva. 
E se sei uno di quelli che gioca ovunque (treno, letto, fila al supermercato), GRIS ti segue anche lì: su iPhone tramite App Store e su Android con Google Play. Le versioni mobili scorrono lisce come seta; incredibile ma vero, mantengono la stessa intensità visiva e quella storia che ti stringe lo stomaco, solo in formato tascabile. È come portarsi un frammento d’arte viva in tasca.  Il fatto che giri su così tanti sistemi dice molto del suo cuore tecnico: non è un mostro affamato di risorse, non pretende schede grafiche da astronave o processori urlanti. Ti basta un computer decente o una console non proprio di ultima generazione e il gioco ti accoglie comunque con la sua luce morbida e i suoi suoni sospesi. Ed è proprio questo il bello: GRIS non esclude nessuno. È uno di quei rari titoli indipendenti che sembrano fatti per tutti, senza compromessi né barriere.

Quali sono le alternative a GRIS?

 Ti ha stregato GRIS? Succede.  Ci sono altri mondi che respirano la stessa aria, anche se con sfumature diverse, più cupe o più febbrili.  Inside, per esempio. Un nome semplice, quasi anonimo, ma dentro (appunto) c’è un viaggio che parla senza parlare. Niente dialoghi, solo ambienti che sussurrano e puzzle che ti guardano storto finché non capisci cosa vogliono da te. L’atmosfera è gelida, disturbante, più inquieta di GRIS, dove il mistero era malinconia; qui diventa tensione pura, un nodo allo stomaco che non si scioglie mai del tutto. Se ti è piaciuto come GRIS ti faceva sentire qualcosa senza spiegartelo, Inside è come la sua ombra: più scura, ma della stessa sostanza. 
Poi c’è Little Nightmares II. Piccolo? Sì. Ma non innocente. Ti ritrovi minuscolo in un mondo deformato, popolato da creature che sembrano uscite da un incubo infantile mal digerito. Non si tratta di guarire, qui: si tratta di sopravvivere, di strisciare via dal pericolo con il fiato corto e il cuore che batte troppo forte. Eppure (ecco la magia) anche in mezzo all’orrore c’è quella fragilità visiva, quella poesia spezzata che ricordava GRIS. Solo che stavolta l’incanto fa paura.  
E infine (lasciami dire) Ori and the Will of the Wisps. Un titolo che già suona come una carezza luminosa dopo tanto buio. È più dinamico, più “gioco” nel senso classico: salti precisi, boss che ti mettono alla prova, momenti in cui la mano suda sul controller. Ma sotto tutto questo ritmo pulsa la stessa emozione: crescita, perdita, connessione. Ori non parla molto, ma ogni suo movimento racconta qualcosa di te, come faceva GRIS quando ti lasciava sospeso tra bellezza e malinconia. Se dopo GRIS senti il bisogno di muoverti di più, ma senza perdere quel battito emotivo, allora sì, Ori è la risposta giusta.  Fine del viaggio? Macché. È solo un altro respiro nello stesso sogno colorato e fragile che GRIS ha cominciato per te.

GRIS

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Specifiche

Play Store
4,8 (7.529 voti)
App Store
4,5 (766 voti)
Ultimo aggiornamento 7 marzo 2026
Licenza Licenza commerciale
Autore DevolverDigital
Categoria Giochi
Sistema operativo Windows 7/8/8.1/10/11, macOS, iOS iPhone / iPad

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