Topi. Ombre. E un fratello che tossisce troppo. A Plague Tale: Requiem non è solo un seguito, è una ferita che si riapre, quella di Innocence, ma più profonda, più sporca, più viva. È un gioco d’azione e furtività, sì, ma anche un viaggio disperato dove ogni passo pesa come una preghiera sussurrata in mezzo alla peste. Amicia e Hugo. Due nomi che diventano respiro e condanna insieme. Lei, la sorella che non può permettersi di crollare; lui, il bambino maledetto da qualcosa di antico, oscuro come la notte dopo un incendio. Cercano una cura, o forse solo un motivo per continuare a camminare tra le rovine della Francia del XIV secolo: un mondo che sembra aver dimenticato la misericordia, divorato da guerre e forze che nessun prete saprebbe nominare. Si muovono verso sud. Sempre più a sud.
Devono raccogliere risorse, costruire strumenti con le mani tremanti, rubare armi o inventarle; strisciare tra i nemici come ombre o affrontarli a viso aperto quando non resta altra scelta. Ogni decisione pesa: morale? Forse. Ma chi può parlare di morale quando tutto intorno marcisce? Non è un gioco lungo. Ma ti resta addosso come l’odore del fumo sui vestiti dopo un incendio. Le immagini sono splendide, quasi troppo per tanta miseria, e il suono… il suono ti entra nelle ossa: voci in inglese o francese, piene di paura vera, di rabbia trattenuta. È pensato per le nuove console: PlayStation 5, Switch, Xbox Series S/X: ma gira anche su Windows 10 e 11. Eppure, credimi: non è questione di piattaforme o grafica. È questione di sopravvivere a una storia che non vuole lasciarti andare.
Perché dovrei scaricare A Plague Tale: Requiem?
Cosa rende A Plague Tale: Requiem così diverso? Semplice: non è solo un’avventura d’azione in terza persona. È una ferita aperta, un viaggio solitario che ti prende allo stomaco e non ti molla più, perché tutto ruota intorno alla storia. Un miscuglio di furtività, sopravvivenza, combattimento e dramma che ti tiene incollato fino ai titoli di coda. I personaggi sono il cuore pulsante, la vera ragione per cui questo gioco è diventato quasi leggendario. Ti ritrovi a vivere, e a dirigere, il legame tra due fratelli: Amicia e Hugo. Lei, la sorella maggiore, costretta a fare da scudo al piccolo maledetto da una forza che nessuno comprende davvero.
E quella protezione la trascina in situazioni sempre più crudeli, dove ogni scelta pesa come un macigno sulla coscienza. Hugo, invece, porta dentro di sé una maledizione che gli permette di controllare (o forse solo di ascoltare) le orde di ratti che diffondono la peste. Un dono? Una condanna? Difficile dirlo. Requiem gioca proprio su questo filo sottile: vuoi salvare il bambino, ma ogni suo gesto rischia di scatenare l’apocalisse. Sul piano del gioco vero e proprio, la furtività domina la scena. Amicia si muove nell’ombra, armata di una balestra che può distrarre i nemici o incendiare ciò che trova; sa anche creare piccoli strumenti artigianali per attirare i ratti o spegnere i fuochi che li tengono lontani.
Poi ci sono i momenti in cui devi manipolare oggetti e interi sciami (decine di migliaia di topi neri come la notte) che attraversano città e villaggi divorando tutto ciò che incontrano. Sono un pericolo, certo, ma anche un enigma da risolvere per avanzare nella ricerca della cura. Il mondo di Requiem non è chiuso in corridoi: è semi-aperto, più vasto e arioso rispetto al primo capitolo. Ogni regione nasconde missioni principali e sfide opzionali, dialoghi segreti e piccoli tesori da scoprire se hai la pazienza di guardarti intorno.
Il combattimento non manca: coltelli, strumenti incendiari, persino l’uso dei ratti come arma vivente. Ma attenzione: ogni scontro lascia cicatrici morali, non solo fisiche. E anche se non hai mai toccato il capitolo precedente, questo gioco ti travolge comunque: paesaggi mozzafiato pieni di dettagli minuscoli, villaggi abbandonati dove senti ancora l’eco delle voci perdute, chiese sventrate dal tempo e città divorate dai roditori. La colonna sonora di Olivier Derivière (inquietante e bellissima) accompagna tutto come un respiro costante dietro la nuca. Puoi scaricare A Plague Tale: Requiem su console o PC Windows e viverlo in prima persona. Ma preparati: non è solo un gioco. È un requiem per l’innocenza perduta.
A Plague Tale: Requiem è gratuito?
No, A Plague Tale: Requiem non è gratuito. Costa, sì, ma non ti svuota il portafoglio. E poi c’è un trucco: spesso lo trovi impacchettato insieme al primo capitolo, come due fratelli inseparabili nella stessa scatola digitale. Ah, e se sei tra quelli che vivono di abbonamenti (chi non lo fa più ormai?), sappi che è pure incluso nell’Xbox Game Pass. Una fortuna, direi.
Con quali sistemi operativi è compatibile A Plague Tale: Requiem?
Vuoi giocare ad A Plague Tale: Requiem? Facile a dirsi. Per farlo, devi scaricarlo su un PC con Windows 10 o 11, passando da Steam, oppure comprarlo nei bazar digitali delle console più recenti: PlayStation 5, Nintendo Switch o Xbox Series X/S.
Semplice, no? Beh, non proprio. Perché questo capitolo è nato per la nuova generazione, e le vecchie glorie (Xbox One, PlayStation 4) restano fuori dal giro, come invitati dimenticati a una festa troppo moderna. E se speravi di trovarlo su macOS o Linux… niente da fare: nessuna versione all’orizzonte, solo silenzio digitale.
Quali sono le alternative a A Plague Tale: Requiem?
Brothers: A Tale of Two Sons Remake Un vecchio gioco che rinasce. Letteralmente. Questa nuova versione di Brothers: A Tale of Two Sons prende il cuore del titolo originale, un’avventura puzzle piena di malinconia, e lo veste di luce nuova: grafica rifatta da zero, controlli più fluidi, e quella sensazione di toccare qualcosa di familiare ma diverso, come tornare nella casa d’infanzia dopo anni. Due fratelli, un padre morente, un viaggio che sa di fiaba e disperazione insieme. Li guidi entrambi, nello stesso momento: una mano per ciascuno, come se il pad fosse un filo invisibile che li tiene uniti. È strano all’inizio, quasi frustrante, poi diventa poesia in movimento. Lo trovi su PlayStation, Xbox, Nintendo Switch e PC. Basta comprarlo e lasciarsi trascinare.
Kena: Bridge of Spirits Colori ovunque. Troppi? Forse. Ma belli da far male agli occhi. Kena è una guida spirituale giovane, testarda, con un bastone che vibra di energia e una missione: aiutare le anime perdute a trovare pace in una foresta che sembra uscita da un film Pixar dopo una notte insonne. Combattimenti leggeri ma eleganti, enigmi che ti fanno grattare la testa e momenti in cui ti fermi solo per guardare la luce filtrare tra gli alberi. È quel tipo di gioco che non urla, ma ti resta addosso piano piano. Disponibile su PlayStation 4 e 5, Xbox One e PC (Steam o Epic Games Store, scegli tu il veleno).
Life is Strange: True Colors Qui si parla di emozioni nude. Senza filtro. Tu sei Alex, fragile? Forse. Ma con un potere che spaventa: percepire e manipolare i sentimenti degli altri come fossero onde colorate nell’aria. Non vola davvero (non serve), ma entra dentro le persone come un raggio X dell’anima. La storia ruota attorno alla morte del fratello e a un’indagine che è più personale che poliziesca; ogni scelta pesa, cambia tutto, anche quello che non immagini ancora. È come vivere dentro una serie TV dove tu scrivi la sceneggiatura mentre reciti. Lo puoi giocare praticamente ovunque: PC, PlayStation 4 e 5, Xbox Series X|S, Xbox One e pure Nintendo Switch. Preparati però: non è solo un gioco, è una ferita che parla.