Affinity Photo. Un nome che suona elegante, quasi snob, ma dietro c’è un software che sa sporcarsi le mani. È un programma di fotoritocco professionale, sì, ma anche chi gioca con le immagini per passione ci si trova a suo agio, come in un laboratorio pieno di pennelli e filtri digitali. Serif, quelli di Londra, gente con un certo gusto per la precisione, l’ha costruito pezzo dopo pezzo come alternativa seria a Photoshop. Senza abbonamenti mensili che ti svuotano il portafoglio, ma con una dotazione di strumenti robusti, pronti a tutto: migliorare scatti digitali, creare composizioni complesse o illustrazioni che sembrano uscite da un sogno lucido. C’è di tutto: livelli sovrapposti come fogli di acetato, maschere che nascondono e rivelano, fusioni cromatiche e filtri che trasformano la realtà in qualcos’altro.
E la cosa più bella? Non distrugge nulla. Ogni modifica resta “morbida”, reversibile; l’immagine originale dorme tranquilla sotto la superficie, intatta. Un dettaglio non da poco: digerisce i file PSD senza battere ciglio. Così chi lavora con colleghi o clienti incatenati ad Adobe può comunicare senza drammi. L’interfaccia poi… familiare, quasi un déjà vu per chi viene da Photoshop; impararla è questione di ore, non di settimane. E mentre applichi effetti o ridimensioni foto enormi, il programma resta fluido, niente lag assassini. I fotografi più pignoli ci trovano anche il paradiso del RAW: controllo totale sui dettagli, ombre e luci domate come cavalli selvaggi.
Ma non serve essere maghi del ritocco, va bene pure per chi vuole solo sistemare un ritratto o cucire insieme un panorama mozzafiato. Ci sono strumenti per la separazione di frequenza (roba da veri maniaci della pelle perfetta), gestione HDR e panoramiche da poster cinematografico. In sostanza è uno spazio di lavoro degno dei professionisti ma accogliente come una bottega d’artista; soddisfa tanto chi vive di creatività quanto chi ci gioca per passione. E non è solo: Affinity Photo fa parte di una famiglia più ampia, quella suite Affinity che comprende anche Designer (per il design grafico) e Publisher (per l’impaginazione). Un piccolo ecosistema creativo nato per chi vuole libertà senza catene né abbonamenti infiniti.
Perché dovrei scaricare Affinity Photo?
Vuoi ritoccare foto come un mago, ma senza abbonamenti che ti svuotano il portafoglio ogni mese? Affinity Photo è la risposta. Una volta e basta. Paghi, scarichi, e il programma resta tuo per sempre: niente rinnovi, niente scadenze, solo libertà creativa pura. Sembra poco? Non lo è affatto. Per chi vive di immagini, fotografi, grafici, illustratori digitali o semplici smanettoni con l’occhio artistico, questo software è una specie di coltellino svizzero. Ti mette in mano strumenti da studio professionale: gestione avanzata dei livelli, pennelli personalizzabili, effetti che fanno brillare anche la foto più spenta. E tutto fila liscio, anche quando lavori su file giganteschi o composizioni con decine di layer che farebbero impallidire altri programmi.
La vera chicca? Apre e salva i file PSD come se nulla fosse. Nessun dramma di compatibilità, nessuna perdita di qualità: puoi collaborare con chi usa Photoshop senza dover cambiare le tue abitudini. L’interfaccia è pulita ma piena di dettagli nascosti; ti lascia fare micro‑ritocchi chirurgici mantenendo intatta la qualità dell’immagine. E grazie al flusso di lavoro non distruttivo puoi sperimentare senza paura di rovinare l’originale: un lusso raro, credimi. Poi ci sono gli strumenti di selezione: precisi come bisturi.
Ti permettono di isolare oggetti, creare maschere complesse, cancellare sfondi o costruire collage digitali da urlo. Supporta ogni tipo di spazio colore e formato file che ti venga in mente; va bene per il web come per la stampa fine‑art. E non si pianta mai: anche sotto stress resta fluido, come se avesse caffeina nel codice. Insomma, Affinity Photo è quella scelta che fai una volta e poi ti chiedi perché non l’hai fatta prima. Ti adatta l’ambiente di lavoro come vuoi tu, gira sia su Windows che su macOS e non ti chiede mai un centesimo in più. Tutto quello che serve per creare, senza catene né abbonamenti.
Affinity Photo è gratuito?
Comprata da Canva nel 2025. Gratis. Sì, hai letto bene: gratis. Nessun abbonamento, nessuna carta di credito che piange a fine mese. Eppure, e qui viene il bello, Affinity è rimasta quella di sempre: un software raffinato, elegante, con quell’aria da professionista che non ha bisogno di gridare per farsi notare.
Dentro ci trovi tutto: l’editor fotografico (Affinity Photo), il laboratorio per grafici (Affinity Designer) e il mago dell’impaginazione (Affinity Publisher). Ora però si sono messi d’accordo tra loro, come una band che finalmente suona all’unisono: puoi saltare da uno strumento all’altro, infilare dentro un tocco di Canva AI, e alla fine esportare tutto direttamente su Canva, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ah, quasi dimenticavo. Ti serve un account Canva per usarlo. Ovviamente.
Con quali sistemi operativi è compatibile Affinity Photo?
Chi usa Affinity Photo ha un piccolo privilegio. Può farlo girare su Windows, certo, ma anche su macOS e perfino sull’iPad. Una libertà totale, quasi spavalda: lavorare sullo schermo grande dell’ufficio e poi continuare sul tablet, magari al bar, con la stessa naturalezza con cui si cambia penna. È questa la vera magia della compatibilità incrociata: non ti incatena a una scrivania, ti lascia respirare. Ma attenzione. La versione per iPad è un’altra storia: lì dentro c’è solo Affinity Photo, nudo e puro, senza gli altri fratelli (quello per la grafica e quello per l’impaginazione). Un po’ come un artista che viaggia leggero: porta con sé solo i pennelli che gli servono davvero.
Quali sono le alternative ad Affinity Photo?
Photoshop. Il nome basta. Da trent’anni è il re incontrastato del fotoritocco digitale, l’attrezzo che ogni grafico o fotografo tiene nel cassetto come un bisturi sacro. Dal lontano decennio dei floppy fino alle nuvole digitali di oggi, l’intero settore si è costruito attorno a lui: livelli, maschere, pennelli che sembrano magia e una selva di strumenti che fanno impazzire chiunque ami smontare e ricomporre immagini come puzzle infiniti.
E poi i plugin: una giungla di estensioni che trasformano il programma in un laboratorio senza fondo, dove ogni limite diventa un pretesto per sperimentare ancora. C’è però il conto da pagare. Letteralmente. L’abbonamento mensile, all’inizio sembra poca cosa, ma col tempo diventa una tassa perpetua sulla creatività. Chi non vuole svenarsi trova rifugio in Affinity Photo: meno blasonato, certo, ma con un prezzo che non ti fa venire i brividi alla fine del mese.
Poi c’è Darktable. Un outsider elegante, nato per i fotografi veri, quelli che parlano in termini di RAW e bilanci del bianco invece che di filtri Instagram. È gratuito (sì, davvero gratuito) e lavora in modo “non distruttivo”, cioè puoi modificare senza rovinare nulla dell’originale. Dentro ci trovi strumenti per la correzione delle lenti, la riduzione del rumore e una tavolozza di colori che sembra rubata a un pittore ossessivo. Non ha tutto lo sfarzo di Photoshop o Affinity, ma fa il suo mestiere con dignità e precisione chirurgica.
E infine RawTherapee. Un nome che suona quasi come una cura alternativa per maniaci del dettaglio. È pensato per chi vive di file RAW e vuole controllare ogni singolo pixel come un direttore d’orchestra impazzito. Anche qui: open source, gratuito, ma con un’anima da software professionale. Ti lascia regolare esposizione, bilanciare i colori, togliere rumori indesiderati e migliorare le immagini fino all’ossessione. Perfetto per chi lavora su centinaia di scatti in blocco, meno adatto a chi cerca effetti speciali o composizioni complesse alla maniera dei giganti commerciali. Insomma: tre strade diverse verso lo stesso sogno visivo. C’è chi paga per la leggenda, chi sceglie la libertà e chi preferisce la precisione chirurgica del codice aperto.